Ci vuole stile

Importante non è solo cosa si scrive, ma anche come si scrive.
Lo stile è fondamentale. Non è necessario per raccontare dei fatti, certo, ma non esiste altro modo per rendere unico il lavoro di uno scrittore.

Quando si inizia a scrivere, ed è giusto così, si tende a ricalcare i passi degli autori preferiti. Spesso le prime storie sono un collage (o una fotocopia) di idee e di parole che hanno scritto altri. In fondo, la gavetta serve a tutti!
Tuttavia, non ci si dovrebbe accontentare di questo. Dopo un po’ – dopo un bel po’ – di storie e di parole arriva il momento di mettersi in gioco, di lasciare che la propria personalità si mostri, che si sfoghino le proprie inclinazioni. Un po’ come quando disegni e inizi con le copie dal vero, sennò non capisci le proporzioni e fai solo peciottate, poi arriva il momento in cui puoi pure smetterla di copiare dal vero e disegnare la tua di realtà, anche se completamente astratta.
Ci vuole personalità, ecco. Ci vuole di trovare il proprio stile e la propria inclinazione.
Non è semplice: è un lavoro paziente di limatura, di rimodellamento. È la costruzione di una abitudine completamente nuova.

Me ne sto venendo fuori con questo argomento perché sento che, per me, sarebbe proprio il momento di attraversare questa soglia: di esprimermi a pieno.
Penso e ripenso al romanzo. Apro e chiudo il file dei racconti. Sono lì, sarebbero anche “finiti”, eppure non sono pronti: so che posso raccontarli meglio di così, è questione di lavorarci sul serio. È questione di trovare il mio stile.

Photo by Oleg Magni on Pexels.com

11 pensieri riguardo “Ci vuole stile

  1. Io, personalmente, se ho “copiato” qualcuno è stato del tutto involontario e, a rileggermi, non mi pare di riconoscere le traccie di uno o due autori, ma qualche piccola briciola di tanti, qua e là, c’è di sicuro. Credo sia anche normale apprendere da quel che si è letto, no?

    Detto ciò, trovare un proprio stile è una cosa che inorgoglisce, ma nello stesso tempo ferma: se si scrivesse sempre nello stesso modo (e a quel punto mi verrebbe da dire sempre dello stesso argomento/genere, perché dubito si possa usare lo stesso modo di scrivere per un horror e un romance… o almeno credo) ci si auto-limiterebbe.

    Lo stile è qualcosa che ci contraddistingue, ma al contempo ci limita: perché devo farmi riconoscere? Tanto, il mio nome in copertina c’è e quindi non c’è bisogno che debba firmare tutte le pagine per confermare che sono io, no? Credo invece sia meglio stupire sempre il lettore: se oggi scrivo così, perché l’argomento e la mia voglia di trattarlo lo esigono, domani potrei sempre scrivere cosà.

    Certo, scrivere una saga (ci sono dentro fino al collo, ne so qualcosa) in maniera differente da un libro all’altro non è il top, ma nello stesso tempo che “Il Profeta dell’Oltre” avrà diverse differenze da “La Brigrata della Speranza”, sia per come è concepito, sia per come è redatto. Una necessità, certo, ma anche l’aver fatto “errori” o comunque scelte che potevano essere diverse può far cambiare idea nel corso del tempo.

    Io ritengo lo stile sia qualcosa che, una volta “applicato”, va rimpiazzato, perché poi si rischia di fare solo “fotocopie”… con stile, chiaro! 😉

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    1. Mio caro troll, mi sorprende constatare che per la prima volta siamo in disaccordo!
      Comunque non so, non vorrei che tu stessi confondendo lo “stile” con la naturale crescita ed evoluzione stilistica di qualcuno.
      Quando parlo di stile intendo quel qualcosa che ti fa dire con esattezza “Ah, questo è di Tim Burton/Caravaggio/Mozart/Baricco” (giusto per fare due nomi) pur incontrando quell’opera per la prima volta. E non mi sembra che i suddetti artisti si siano limitati ad un solo genere o ad una sola espressività. Ma hanno il loro punto di unicità, la loro caratteristica.
      Ora, non che io mi illuda di poter raggiungere determinate vette, ma uno stile di scrittura che mi faccia sentire “me” non lo schiferei.

      Comunque, non stavo pensando a te nè a nessun altro quando ho fatto questo post. Stavo più riflettendo su me stessa e sul punto artistico in cui mi sento impantanata.

      Comunque comunque, se rileggo o ripenso alle prime cose che ho scritto (e parlo di quando ero bambina/ragazzina) c’è pochissima farina del mio sacco, ma come dicevo è un passaggio quasi obbligato.
      Anche in questo caso, nulla a che vedere con eventuali “ispirazioni” o “citazioni” che si fanno più avanti.

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      1. Beh, non è che tutti dobbiamo avere la stessa idea, ci mancherebbe… 😉

        Comunque io preferirei non essere riconoscibile per lo stile, perché, dal mio punto di vista (di troll trolleggiante) sarebbe come essermi ripetuto… Ma io sono fatto diverso dagli gnomi. E si vede 👹

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  2. All’ultimo bookpride ho partecipato a un incontro in cui c’era Patrizia Rinaldi. Ricordo una frase che disse: ogni autore o autrice dovrebbe trovare la sua sesta napoletana. Voleva intendere che come Napoli ha creato il suo accordo, ogni autore deve trovare il suo stile

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